|
L'ESPERIMENTO
Dopo aver ottenuto l'autorizzazione del Comitato Etico dell'
U.S.S.L. Servizio Sanitario Nazionale 18 di Brescia, quest'
intervento è stato eseguito, in prima mondiale il 19
Aprile 1994.
Chi è il paziente ideale
per questo tipo d' intervento?
- I criteri seguiti per la scelta sono:
lesione totale del midollo con paraplegia;
- lesione a livello dell' VIII vertebra toracica o più
inferiormente (fino all' XI) per disporre una valida muscolatura
addominale e paravertebrale;
- pazienti giovani ed in buone condizioni generali;
- pazienti motivati e cooperanti.
Il primo a sottoporsi all'intervento mai tentato prima sull'uomo
è un giovane
di 32 anni di Bulciago (in provincia di Lecco), diventato
paraplegico all'età di 29 anni per un incidente sul
lavoro e già operato due volte senza esito alcuno.
Quali tempi chirurgici comporta l'
intervento ideato dal professor Giorgio Brunelli?
Il nervo ulnare viene prelevato per mezzo di una lunga
incisione a zig-zag sulla faccia interna dell'arto superiore
fino all' ascella, conservandone naturalmente i rapporti col
presso brachiale (la "selva" nervosa che origina
dal tratto midollare posto al di sopra della lesione).
Il nervo viene poi dirottato verso il bacino fatto transitare
sotto la cutefino al fianco ed estratto attraverso una piccola
incisione. Le sue diramazioni motrici sono qui diversamente
raccordate: l'una è connessa con quella branca del
nervo femorale che va ad innervare il muscolo quadricipite
(che flette l'anca ed estende le ginocchia), l'altro ramo
dell'ulnare viene destinato al muscolo grande gluteo, in modo
da ottenere un'estensione della coscia; la terza branca, infine,
per il muscolo medio gluteo, mira a stabilizzare il bacino.
Mentre un' équipe esegue questo intervento, un secondo
team di chirurghi effettua le operazioni palliative alla mano
per restittuire la funzione del nervo ulnare.
La paralisi in questa sede viene "tamponata"
con una serie di trasferimenti tendinei, che consentono un
recupero praticamente totale della funzione motoria della
mano.
Rimane un' insensibilità dalla parte del mignolo (uno
strascico modesto di fronte alla prospettiva di tornare a
muovere l'anca).
Dopo l'intervento, il paziente viene posto in un letto pneumatico
a microsfere per un mese. A questo punto segue una meticolosa
rieducazione, prima a letto, poi in palestra e in piscina.
La difficoltà iniziale per chi si sottopone a quest'operazione
sta nel fatto che bisogna pensare di fare ancora i movimenti
della mano per ottenere una contrazione dei muscoli dell'anca.
Poi il cervello impara la lezione: dopo qualche tempo,
grazie alla plasticità del sistema nervoso centrale,
il comando viene percepito come inviato ai muscoli della coscia.
|